PRODUZIONE ARTISTICA
E LINEAMENTI CULTURALI
ESTRATTI DAL QUADERNO DI APPUNTI “ARTE FORME ARCHITETTURA DELLO SPAZIO”
L’OPERA D’ARTE VISTA NEI SUOI PARTICOLARI
Iniziare dal particolare
cercare l'equilibrio
raggiungere una visione d’insieme
percepire il tutto
L’uso dei materiali usati e trattati, che definiscono un’opera d’arte, presuppone un atteggiamento creativo teso ad evidenziarne le potenzialità espressive e, in quanto tale, può definirsi atteggiamento “evidenzialista”.
L’uso di colle, polvere di marmo, gesso, cartone, plastica, acqua e tanto altro ancora, se creativamente adottato come metodologia, genera espressioni artistiche che sono già esse stesse opere d’arte: come la formazione delle crepe che si creano man mano che il composto materico, ottenuto dalla sperimentazione, tende ad asciugarsi. Le crepe non sono casuali, ma il risultato di una sperimentazione che si manifesta in un gesto artistico capace di scavare nelle potenzialità espressive nascoste delle materie, solo apparentemente invisibili. Il gesto artistico rende visibile l’invisibile.
Il risultato che si raggiunge consiste nell’individuazione di un precario equilibrio tra forme nello spazio e destrutturazione della materia. L’atteggiamento evidenzialista tende ad evidenziare, attraverso i particolari che compongono l’opera d’arte, quella che è l’essenza del processo creativo. I particolari sono pensati e trattati come fossero già essi stessi opere finite, per la loro particolare cura e definitezza.
CENTRALITÀ DEL PARTICOLARE IN UN OPERA D’ARTE
L’attenzione al particolare, nelle opere dell’autore, origina e identifica una firma artistica, dove la creatività induce a pensare, vedere, capire l’insieme, creando le condizioni per poter percepire il tutto, sebbene consapevoli che lo stato dimensionale che ti coinvolge, mai scontato, potrebbe non portarti a raggiungere lo scopo. Si tratta di uno stato dimensionale che Einstein conosceva bene e che, in una illuminante sintesi, aveva definito di “religiosità cosmica”.
VOCABOLARIO GRAFICO
Selezione dei particolari che compongono le opere d'arte dell'autore
PROGETTARE LE OMBRE
METODOLOGIA E CREATIVITÀ
Tutto ciò che è materia, se illuminata, genera le ombre; ma, generalmente, è abbastanza sottovalutato il fatto che può anche essere vero il contrario, e che siano proprio le ombre a poter essere artefici della configurazione dei pieni. Perché le ombre possono essere altrettanto importanti, se non anche di fondamentale indirizzo, per il disegno e la creazione dei pieni. Nella progettazione dei pieni le ombre possono acquistare un ruolo che non si assume più come derivante conseguenza dell’esistenza di un pieno illuminato.
Se si dovesse porre come finalità prioritaria la progettazione delle ombre, il pieno che l’origina sarà progettato, modificato, creato in funzione del disegno delle ombre che si vuole ottenere.
Il ragionamento così posto non deve indurre necessariamente, o sempre, ad accettare il concetto di casualità del progetto dei pieni, in quanto originati dal disegno delle ombre, ma più concretamente si tratta di ricercare il possibile equilibrio tra oggetto, pieno, materia e il vuoto delle ombre, in un processo di formazione e creazione di un insieme. Il progetto di un’opera d’arte, che sia di architettura, di pittura o di scultura, non potrà che trarre benefiche ispirazioni esaltando una metodologia di lavoro, dove vige la convinzione che solo se si pensa all’insieme si riesce a percepire il tutto, e le ombre diventano allora fisicità creativa.
Luci, pieni, ombre verso la formazione di un reciproco scambio di influenze artistiche.
DISEGNARE IL VUOTO
Ampiezza, estensione, profondità, prolungamenti percettivi, integrazioni di forme, colori, funzioni, relazioni, rapporti di comunicazione descrivono la natura delle dimensioni e l’identità delle forme che disegnano il vuoto dello spazio.
LA MODERNITÀ NELLA STORIA
Saper vedere gli elementi di architettura e arte moderna nelle opere del passato.
Rivivere i ricordi della memoria per vivere i ricordi del futuro, i ricordi di qualcosa che ritorna.
C’è tanta architettura e arte moderna nella storia passata: basta saperla individuare e riconoscere, e si entrerà in una dimensione fantastica che è “l’utopia del tempo e dello spazio”, dove passato, presente e futuro sono organicamente integrati.
La modernità è sempre esistita, perché non ha tempo e non ha limiti. Non appartiene solamente alla storia contemporanea, perché è l’insieme di tanti piccolissimi anelli di una lunga catena evolutiva nello svolgersi della storia.
Un’opera d’arte non è moderna solo perché è contemporanea, ma se contiene in sé quegli scatti intuitivi e fantastici capaci di produrre nuovi modi di pensare e fare, mettendo in discussione il procedere secondo le consuetudini, norme e regole del suo momento storico.
POTENZIALITÀ ESPRESSIVE DEI MATERIALI
I materiali che si possono usare nel fare arte hanno potenzialità espressive solo apparentemente nascoste: si tratta di saperle ricercare, individuare, estrarre. Ed è sorprendente accorgersi come il metodo di lavoro conduca a una inesauribile fonte di scoperte e conoscenze, che a loro volta ispirano nuove sperimentazioni, non pensate precedentemente e neppure ipotizzate, ma che tuttavia alimentano quegli scatti intuitivi che generano nuovi percorsi di lavoro, in un sistema di reciproco rapporto creativo con i materiali impiegati.
Questo metodo di instancabile conoscenza dei materiali consente di assumere un atteggiamento di lavoro che potrebbe più propriamente definirsi “evidenzialista”.
Il momento, sempre sorprendentemente atteso e mai scontato, di conoscenza dell’anima dei materiali, fornisce inconsueti lineamenti di lettura e di interpretazione che, nel fare arte, coincidono con un vago sentimento — ma tuttavia non poco sensibile — che è l’illusione di poter percepire il senso e il significato sublimante di una “contaminazione dell’inspiegabile”.
PRODUZIONE ARTISTICA FANTASTICANDO COL CAOS
Pieni, vuoti, forme, colori in movimento, ricerca dell’equilibrio.
Nel caos dello spazio, dove tutto è in movimento, alla scomposizione dei pieni e delle forme non segue la ricomposizione, ma solo la ricerca, l’individuazione e l’inserimento di un momento di equilibrio, in dissonanza con la destrutturazione del sistema, e come tale capace di consentire la percezione dell’“inspiegabile” che si crea nel contrasto.
Caos in equilibrio in una dimensione di profondo infinito.
























